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MIT e ENI insieme per il fotovoltaico cartaceo a basso costo

Autore: Fabrizio Schito Data: 19/10/2010                                                        Stampa la pagina in .pdf Invia la notizia via mail Stampa la notizia
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IL Massachussetts Institute of Technologu ha oggi presentato i dati dei progetti di ricerca avviati in partnership con la compagnia petrolifera italiana Eni, incluse le ricerche sui materiali a base di celluloide utili per assorbire idrocarburi dispersi in acqua. MIT ha mostrato prototipi delle celle solari in grado di generare sufficiente energia per l'illuminazione di lampade e schermi a LED. Le prospettive commerciali annunciate dal professore di ingegneria chimica Karen Gleason parlano di circa 5 anni per vedere sul mercato questo prodotti.
Gleason afferma che si possono celle solari di carta a basso costo su tende, finestre, ma addirittura sui case dei laptop. Le tende potrebbero benissimo diventera dei pannelli fotovoltaici connettendosi alla rete elettrica domestica.
Le celle solari di carta potrebbero inoltre essere laminate e rese flessibili, rendendole di facile applicazione sui tetti delle case, abbattendo i costi della manodopera specializzata.
Il segreto dietro il prototipo del MIT risiede nel processo di produzione a strati sviluppato dal laboratorio di Gleason che è in grado di adattarsi a diversi scopi.
Per costruire una cella vengono depositati 5 strati di materiale solido su un substrato di carta. Ogni livello serve ad una differente funzione, come attivatore del materiale rilasciando elettroni quando colpiti dalla luce e creare circuiti elettrici. A differenza dei processi di deposito per le attuali celle solari in questo caso si è in grado di ottenerlo anche a basse temperature.  "E' un po' come quando si genera ghiaccio su una finestra, con il vapore acqueo che diventa solido sulla superficie."
"Abbiamo un apparato che ci permette di associare specie atomiche e molecolari. Condensandosi fra di loro reagiscono. Ripetendo questo processo 5 volte si otteniamo le celle solari" afferma Gleason.
Al momento l'efficienza di conversione è risultata bassa, superando l'1%. L'obiettivo del laboratorio è di raggiungere il 4% sui vari substrati della cella. 
Il processo di produzione usa materiali organici e polimeri che sono abbondanti e che non sono dispendiosi. "Vogliamo usare elementi abbondantemente presenti in natura, stiamo parlando di metalli semplici, niente di esotico" conferma Gleason.

Il Massachussetts Institute of Technology ha oggi presentato i dati dei progetti di ricerca avviati in partnership con la compagnia petrolifera italiana Eni, incluse le ricerche sui materiali a base di celluloide utili per assorbire idrocarburi dispersi in acqua. MIT ha mostrato prototipi delle celle solari in grado di generare sufficiente energia per l'illuminazione di lampade e schermi a LED. Le prospettive commerciali annunciate dal professore di ingegneria chimica Karen Gleason parlano di circa 5 anni per vedere sul mercato questo prodotti.Gleason afferma che si possono celle solari di carta a basso costo su tende, finestre, ma addirittura sui case dei laptop. Le tende potrebbero benissimo diventera dei pannelli fotovoltaici connettendosi alla rete elettrica domestica.Le celle solari di carta potrebbero inoltre essere laminate e rese flessibili, rendendole di facile applicazione sui tetti delle case, abbattendo i costi della manodopera specializzata.Il segreto dietro il prototipo del MIT risiede nel processo di produzione a strati sviluppato dal laboratorio di Gleason che è in grado di adattarsi a diversi scopi.Per costruire una cella vengono depositati 5 strati di materiale solido su un substrato di carta. Ogni livello serve ad una differente funzione, come attivatore del materiale rilasciando elettroni quando colpiti dalla luce e creare circuiti elettrici. A differenza dei processi di deposito per le attuali celle solari in questo caso si è in grado di ottenerlo anche a basse temperature.  "E' un po' come quando si genera ghiaccio su una finestra, con il vapore acqueo che diventa solido sulla superficie.""Abbiamo un apparato che ci permette di associare specie atomiche e molecolari. Condensandosi fra di loro reagiscono. Ripetendo questo processo 5 volte si otteniamo le celle solari" afferma Gleason.
Al momento l'efficienza di conversione è risultata bassa, superando l'1%. L'obiettivo del laboratorio è di raggiungere il 4% sui vari substrati della cella. Il processo di produzione usa materiali organici e polimeri che sono abbondanti e che non sono dispendiosi. "Vogliamo usare elementi abbondantemente presenti in natura, stiamo parlando di metalli semplici, niente di esotico" conferma Gleason.

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