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Le celle solari stampabili per finestre fotovoltaiche dalla Oxford University

Autore: Fabrizio Schito Data: 29/10/2010                                                        Stampa la pagina in .pdf Invia la notizia via mail Stampa la notizia
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Il Concorso “Disruptive Solutions” li ha premiati con 150mila sterline. Il team della Oxford PV, start-up dell’omonima università britannica, ha vinto il concorso "Disruptive Solutions" grazie al quale ha ottenuto 150 mila sterline per finanziare la ricerca che li ha incoronati vincitori della competition. A conquistare giuria e pubblico sono state le celle solari organiche a colorante solido che il gruppo ha dimostrato di poter stampare direttamente sui vetri delle finestre. Le celle ‘dye-sensitive’ esistenti utilizzano in genere un colorante liquido organico che agisce come la clorofilla, rilasciando elettroni che vengono portati ad uno strato di TiO2 mentre una soluzione elettrolitica – solitamente a base di iodio e ioduro di potassio – agisce come donatore di elettroni. Tra gli svantaggi di quest’ultima ci sono la corrosività e problemi di stabilità termica; ad alte temperature, ad esempio, il liquido può espandersi, facendo sì che diventi un problema sigillare i moduli. La versione elaborata dalla Oxford PV utilizza invece un elettrodo in ossido di metallo solido imbevuto nella tintura organica; in altre parole ciò significa che le celle possono essere serigrafate su un substrato con facilità. “Uno dei grandi vantaggi è che siamo in grado di procedere molto facilmente”, ha spiegato in un’intervista l’inventore e direttore scientifico della compagnia Henry Snaith. “In questo caso non dovete preoccuparvi di eventuali chiusure e incapsulamenti, tra i principali problemi per le celle a base di colorante organico”.
La serigrafia permette alle unità fotovoltaiche di essere facilmente sigillate e protette nei confronti dell’ambiente, mentre l’utilizzo di materiali solidi, piuttosto che liquidi con potere corrosivo, dovrebbe aumentare la vita della tecnologia. “Uno dei problemi con le celle organiche è l’aspettativa di vita molto bassa – due o tre anni in genere – e per poter entrare nel settore dell’integrazione edilizia abbiamo bisogno di aspettative di 20 anni o più”, ha dichiarato il capo esecutivo Kevin Arthur. La Oxford PV ha già annunciato che userà il premio della Competition per accelerare lo sviluppo di prototipi ad alta qualità, lavorando con altri produttori per i prossimi sei mesi.
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Il Concorso “Disruptive Solutions” li ha premiati con 150mila sterline. Il team della Oxford PV, start-up dell’omonima università britannica, ha vinto il concorso "Disruptive Solutions" grazie al quale ha ottenuto 150 mila sterline per finanziare la ricerca che li ha incoronati vincitori della competition. A conquistare giuria e pubblico sono state le celle solari organiche a colorante solido che il gruppo ha dimostrato di poter stampare direttamente sui vetri delle finestre. Le celle ‘dye-sensitive’ esistenti utilizzano in genere un colorante liquido organico che agisce come la clorofilla, rilasciando elettroni che vengono portati ad uno strato di TiO2 mentre una soluzione elettrolitica – solitamente a base di iodio e ioduro di potassio – agisce come donatore di elettroni. Tra gli svantaggi di quest’ultima ci sono la corrosività e problemi di stabilità termica; ad alte temperature, ad esempio, il liquido può espandersi, facendo sì che diventi un problema sigillare i moduli. La versione elaborata dalla Oxford PV utilizza invece un elettrodo in ossido di metallo solido imbevuto nella tintura organica; in altre parole ciò significa che le celle possono essere serigrafate su un substrato con facilità. “Uno dei grandi vantaggi è che siamo in grado di procedere molto facilmente”, ha spiegato in un’intervista l’inventore e direttore scientifico della compagnia Henry Snaith. “In questo caso non dovete preoccuparvi di eventuali chiusure e incapsulamenti, tra i principali problemi per le celle a base di colorante organico”.La serigrafia permette alle unità fotovoltaiche di essere facilmente sigillate e protette nei confronti dell’ambiente, mentre l’utilizzo di materiali solidi, piuttosto che liquidi con potere corrosivo, dovrebbe aumentare la vita della tecnologia. “Uno dei problemi con le celle organiche è l’aspettativa di vita molto bassa – due o tre anni in genere – e per poter entrare nel settore dell’integrazione edilizia abbiamo bisogno di aspettative di 20 anni o più”, ha dichiarato il capo esecutivo Kevin Arthur. La Oxford PV ha già annunciato che userà il premio della Competition per accelerare lo sviluppo di prototipi ad alta qualità, lavorando con altri produttori per i prossimi sei mesi.

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